Il 50° del Terremoto in Friuli visto da un friulano emigrato

IlFriûl al ringrazie e nol dismentee-Il Friuli ringrazia e non dimentica!

Il 6 maggio 2026 questa frase era su tutti i muri del Friuli rinato!

Sono passati 50 anni ed il Friuli ha voluto ricordare questa catastrofe terremoto del 6 Maggio 1976 con sfarzose commemorazioni, c’era anche il presidente Sergio Mattarella, Giorgia Meloni innumerevoli autorità di ogni rango, c’era anche Andrea Bocelli per un concerto inserito tra tante altre attività festive, festose.

Da Lione mi sono recato in Friuli ed ho ascoltato, sentito commenti di ogni tipo, numerose critiche anche sulla performance di Bocelli, che di certo non si è dato a fondo, ma c’era il maltempo che ha raffreddato un po’ tutto, a dir la verità, mi sembra che i mille morti dovuti al terremoto si sarebbero accontentati di cerimonie più sobrie, la tragedia di centinaia di paesi rasi al suolo, poi ricostruiti meritano comunque un inno alla vita, alla rinascita effettuata del Friuli, anche da parte di un Bocelli.

Sono un emigrato, originario di Buja un paese che ha dato 48 vittime all’Orcolat, così viene definito il terremoto in Friuli, il nome viene da Orco, quel mostro mitico delle fiabe per l’infanzia, vorace di carne umana.

A Buja, durante le commemorazioni, sono stati proiettati filmati e immagini con le testimonianze di chi era sotto le macerie, qualcuno ha detto che era solo polvere e sangue, ma da lì è nato un nuovo Friuli.

Durante queste proiezioni, la commozione era palpabile, lacrime agli occhi, cuore in gola, i ricordi terribili risalgono e riaprono ferite mai rimarginate.

Si poteva riconoscere parenti che non ci sono più, ma che allora tentavano disperatamente di riparare i tetti, erano a piedi nudi sulle tegole, rifiutando la realtà.

Oggi sui muri c’è scritto il ‘’Friûl al ringrazie e nol dismentee’’, ma mi ricordo che nel 1976 avevano scritto ‘’ di bessoi’’ cioè ‘’faremo da soli’’! Affermazione presuntuosa, arrogante, ma questa era dovuta alla rabbia, e alla caparbia volontà di ricostruire, questa rabbia ha poi servito a mettere in opera in modo efficace tutti gli ingenti aiuti ricevuti dal mondo intero, grazie alla mobilizzazione eccezionale degli emigrati italiani e friulani in particolare.

Certo la ricostruzione del Friuli è stata di esempio per il mondo, gli ingredienti per questo successo sono numerosi, ma i principali sono stati : la volontà, ed il volontariato, solidarietà ed abnegazione, il tutto gestito da personalità competenti ed incorruttibili come quella del Commissario Straordinario Giuseppe Zamberletti che dopo il terremoto fondò la Protezione Civile Italiana!

 A Lione conosciamo bene l’operato di quest’uomo eccezionale, aveva come braccio destro il nostro amico Mauro Russo, ora ‘’emigrato’’ pure lui, vive non lontano da Lione e ci ha raccontato l’operato di Zamberletti.

Il Friuli non dimentica, ci mancherebbe, e lo ha dimostrato anche con una commovente cerimonia nel piccolissimo villaggio di Avasinis situato lungo il fiume di sassi Tagliamento, in questo luogo un elicottero canadese si è schiantato ed il pilota quarantaduenne capitano dell’aeronautica canadese Ronald George McBride perse la vita per aiutare la nostra gente, un canadese in Friuli!

Il 16 maggio 2026 sindaci e autorità politiche e militari, hanno deposto una corona al cippo, eretto nel punto esatto in cui cadde l’elicottero ancora oggi il ricordo dello sfortunato pilota è vivo nella memoria della gente, come testimoniato dalle tante persone radunate ad Avasinis.

Fra le autorità presenti c’era anche un “anonimo emigrato speciale” un ex ministro federale canadese di nome Giuliano Fantino, nato a Vendoglio in Friuli, emigrato a Toronto a undici anni, un percorso di vita stupefacente, un incorruttibile che ha raggiunto altissimi livelli fra le autorità federali in Canada, era presente come friulano emigrato e come rappresentante del Canada, un ministro federale canadese presente all’umilissimo cippo del capitano McBride appunto, per non dimenticare.

Il Friûl al ringrazie e nol dismentee”-Il Friuli ringrazia e non dimentica! Vorremmo esserne sicuri, ma questo sarà vero quando ogni municipio friulano avrà nell’atrio un albo con “Dove sono finiti i nostri figli’’, non per i camion di soccorsi che abbiamo mandato nel 1976, non ne parliamo più, era doveroso, ma soprattutto per farci sentire ancora ‘’fradis furlans, tal mont “! Farci sentire sempre fratelli Friulani nel mondo!

Se sarà fatto, vuol dire che il terremoto avrà servito a non dimenticare coloro che sono partiti, ma a riconoscerci come fratelli che hanno contribuito alla rinascita del Friuli odierno.

Non mi dispiace ricordare che il canto popolare friulano preferito di Julian Fantino è : ‘’Ave Vergine un saludi’’ una struggente melodia in friulano, è una preghiera a Madone di Mont, che sempre protegga il suo popolo, in particolare quello che cammina sulle vie del mondo e che non venga ‘’dismenteât’’ non venga dimenticato dal Friuli odierno!

Bar-Cinema Tabeacco, punto di riferimento a Buja, proiettava « La città sarà distrutta all’alba » …e fu fatto!

Danilo VEZZIO – Fogolâr Furlan Lyon

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